Memoria

Corona virus e rischio di dipendenza tecnologica dei ragazzi

di Roberto Pino
Dottore di Ricerca in Farmacologia e Tossicologia Università degli Studi di Firenze

La dipendenza tecnologica è molto aumentata nei giorni del distanziamento ci racconta Giuseppe Lavenia psicoterapeuta, docente universitario all’Università di Ancona, e presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te. che si occupa proprio di dipendenze tecnologiche.

Quali sono i dati? Crescono le dipendenze dei ragazzi?

Direi di sì. Nel periodo del lockdown abbiamo condotto diverse ricerche. Per esempio abbiamo visto che tutto quello che riguarda il cyber bullismo è triplicato insieme a le richieste di aiuto in confronto ai mesi precedenti al lockdown.

Abbiamo visto inoltre un incremento dei disturbi alimentari, di disturbi d’ansia generalizzata, ragazzi che ci contattano al numero verde per situazioni di attacchi di panico, quindi bisogna prestare attenzione alla salute mentale dei nostri figli.

Come mai è così aumentata questa problematica?

Sicuramente perché sono spaventati, le informazioni sono contrastanti, non si capisce molto bene quale strada perseguire, qual è la corretta informazione, e non riusciamo a calmarli dice il Prof. Lavenia. Noi stiamo sottovalutando il trauma che hanno vissuto e stanno vivendo e che ancora per un po’ sicuramente vivremo, bisogna quindi concentrarsi su questo.

Un dato che è emerso dalla ricerca che abbiamo condotto negli ultimi mesi su 7.000 ragazzi tra 11 e 19 anni, quindi un campione importante, è che i ragazzi non riescono ad immaginare un futuro, nemmeno a progettarlo, gli manca il desiderio e questo vuol dire creare una generazione di ragazzi che hanno perso il motore, il piacere nella vita.

Il non andare a scuola crea dei problemi sia agli adolescenti che si sentono isolati dai loro compagni ma anche ai bambini più piccoli che possono crescere con l’idea che l’altro ci può fare de male, ci può contagiare, la percezione quindi che “fuori è pericoloso”. Quando cresceranno, saranno probabilmente dei ragazzi che avranno sempre più paura di uscire fuori quindi vorranno rimanere chiusi in casa, ma rimanere a casa dietro uno schermo porta altri rischi come quello dell’isolamento sociale.

Quale sono le età più a rischio?

Precedentemente ci contattavano adolescenti tra 16 e 19 anni. Ora l’età si è notevolmente abbassata. Abbiamo genitori che ci chiamano per bambini di 9 o 10 anni con disturbi d’ansia ma anche casi di regressione, per esempio, bambini di 9-10 anni con enuresi (pipi al letto) e questo ci indica che probabilmente stiamo sottovalutando il trauma che nostri figli stanno subendo in questo periodo. Noi genitori dobbiamo prendercene carico e cura.

Cosa consiglierebbe ai genitori?

Chiedere sempre ai nostri figli oltre a come andata la loro giornata, come è andata la loro giornata online. Noi genitori dobbiamo abituarci alla nuova normalità. La nuova normalità vuole che i nostri figli passino 8 ore al giorno online (noi adulti non siamo da meno), quindi una buona parte della nostra identità e della loro identità passa da li. Bisogna quindi prendersi cura.

Iniziamo a chiedere come va? Anche se la risposta sarà probabilmente frettolosa, sicuramente avranno la percezione che ci stiamo prendendo cura di loro, ci stiamo informando sul loro mondo. Il rischio è che essendo a casa, dietro lo schermo, pensiamo che vada tutto bene e non ci preoccupiamo di questo mondo virtuale, che nasconde invece tante insidie ma anche tante cose belle ma bisogna essere consapevole dell’utilizzo che fanno quindi massima attenzione.

Una volta si diceva, stai attento a attraversare la strada, ora bisogna farsi raccontare quello che vivono in rete ma sopratutto portarli fuori per strada perché altrimenti rimangono troppo isolati dietro ad un computer.

A che età bisogna dare il primo smartphone ai ragazzini?

L’età consigliata è 13 anni, diciamo che il passaggio potrebbe essere tra la scuola media e la scuola superiore. Purtroppo questa età è sempre più ridotta e normalmente il primo telefonino si regala intorno ai 10 anni come regalo della prima comunione anche se le case produttrici consigliano di fare usare il primo smartphone intorno ai 13 anni.

Quando è il momento in cui i ragazzi si sanno regolare da soli?

Sappiamo che fino ai 21 anni la loro struttura cerebrale non è completamente formata, in particolare il sistema limbico, addetto al controllo degli impulsi, quindi fino a 21 anni circa sono più sposti a rischi. Questo non vuol dire che bisogna dare lo smartphone a 21 anni ma bisogna fare una corretta educazione digitale per tutelare i ragazzi ma anche i genitori. Quindi bisogna sì dare lo smartphone ma assisterli stabilendo delle regole di comportamento e dei tempi di utilizzo.

Ricordiamoci inoltre che anche la esposizione passiva può creare dipendenza. Non è raro vedere che bambini di 2 anni di età siano esposti agli smartphone.

Le linee guida dell’Associazione Americana di Pediatria stabilisce che non si devono utilizzare gli smartphone prima dei due anni di età e successivamente non più di un’ora al giorno in quanto lo schermo passivo procura dei rischi. Uno studio stabilisce che i bambini al di sotto dei due anni esposti ad uno schermo passivo per un’ora al giorno ha un rischio 10 volte più alto di avere un disturbo dell’attenzione rispetto ad un bambino che non è stato sposto a schermo passivo.  

Possiamo quindi abituare i nostri figli ad usare la tecnologia magari stabilendo una sorta di contratto che deve valere per figli e genitori. Quindi se regalo uno smartphone devo poi informarmi sull’utilizzo, stabilendo delle regole comportamentali, ad esempio, a tavola non si usa il telefonino, o al mattino non lo accendo appena mi alzo dal letto. Ma questo deve valere anche per i genitori che devono dare l’esempio cioè una sorta di modello comportamentale.

Come può essere una giornata tipo?

  • Pranzo e cena tutti senza smartphone, una sorta di detox tecnologico per la famiglia.
  • Fino a che non avrà il suo primo smartphone possiamo fargli usare il nostro per vedere se lui riesce a rispettare il tempo di utilizzo che abbiamo stabilito.
  • Quando avrà il suo smartphone, una regola importante è di avere accesso alle password del telefono del proprio figlio, non perché dobbiamo controllare ma perché nostro figlio deve sapere che noi ne siamo in possesso. Ricordiamoci che noi siamo responsabili fino a 18 anni di quello che fanno i nostri figli a tutela dei ragazzi ma anche di noi adulti perché quello che combinano in rete è anche nostra responsabilità.

Come mi accorgo se mio figlio è dipendente della tecnologia?

La dipendenza si mostra attraverso la compulsione, cioè qualcosa che io non riesco più a controllare, mi toglie dalla vita sociale e lo vivo come pervasivo e invasivo, lo vivo male. Riduce il contatto sociale ed inficia le relazioni. Il rischio è l’isolamento sociale, i ragazzi che piano piano si recludono in una stanza e non escono più. Questa è una sindrome che dovremo affrontare con più attenzione perché i casi aumentano, se ne contano circa 150.000 ogni anno, e se ne parla molto poco. L’isolamento da lockdown può esacerbare questa condizione.

Mio figlio di 11 anni non riesce a concentrarsi sui compiti per la sua dipendenza, cosa devo fare?

Una regola utile può essere disattivare le notifiche. Una ricerca sostiene che ogni volta che riceviamo una notifica, per esempio di WhatsApp o di un social network, o una chiamata, impieghiamo 64 secondi per recuperare la concentrazione su quello che stavamo facendo in precedenza. Questo ci fa capire che in una settimana noi perdiamo mezza giornata per ricuperare la concentrazione quindi ai nostri figli dovremmo consigliare almeno di disattivare le notifiche.

Le notifiche infatti attivano un circuito cerebrale chiamato “processo della dopamina”. La dopamina è una sostanza nel cervello che si attiva quando noi siamo in attesa di una risposta. Per esempio, quando noi mettiamo un post su un social attendiamo un like, un commento, insomma una risposta. Questo meccanismo dell’attesa attiva la dopamina che successivamente tende a rilasciare endorfine, un meccanismo fisiologico, che si chiama meccanismo della ricompensa che si attiva per esempio con l’utilizzo di sostanze come la cocaina o nel gioco d’azzardo patologico. Questo meccanismo avviene anche con l’utilizzo dei social ma non essendo consapevoli pensiamo sia normale e per questo quando riceviamo una notifica anche noi adulti andiamo a controllare subito.

Cosa deve fare un adulto per liberarsi da questa dipendenza?

Nell’adulto, ci possono essere molti tipi di dipendenze, bisogna capire a quale tipo di applicazione siamo dipendenti. Negli adulti ad esempio c’è il la dipendenza delle relazioni online, della porno-dipendenza, ecc., ma anche per l’adulto vale la stessa regola che per l’adolescente. Se noi ci rendiamo conto di perdere il controllo, le relazioni sociali, non abbiamo più hobby, non abbiamo più amici e lo viviamo male, è importante in primis saper chiedere aiuto. Molte volte sono i partner o i familiari a sollevare il problema e chiedere aiuto. La prima cosa da fare è stabilire delle regole e chiedere a chi ci sta accanto di aiutarci a farle rispettare.

Come si fa ad evitare la dipendenza senza uscire dai social?

Bisogna capire come noi utilizziamo i social. Di per se questo nuovo mondo non è cattivo ma tutto dipende da come se lo utilizza. Poniamoci la domanda, come utilizzo io i social? Quanto espongo la mia identità online? Quanto più la espongo più io stesso sono creatore della realtà virtuale e mi espongo a rischi.

Per questo i ragazzi sono più esposti a rischio perché una parte della loro identità diventa una identità virtuale. L’importante è non spostare molto della nostra vita “offline” nella “realtà” virtuale. La libertà sta nelle relazioni e non nell’esporsi dietro uno schermo.

Una delle cose che va di moda negli Stati Uniti, ma che sta arrivando anche qui, è regalare i “followers” ai figli per il loro compleanno. Questo ci fa capire quanto l’identità dei ragazzi è fragile e quanto i genitori entrano in questo circuito tossico pensando che regalando i followers miglioreranno l’accettazione e apprezzamento da parte dei loro amici. Così si da il messaggio sbagliato che il virtuale è più importante che il reale e questo è estremamente dannoso.

Come ristabilire una sana routine senza un uso eccessivo dello smartphone?

  • Una sana routine è non accendere il telefono appena svegli. Magari accenderlo un’ora dopo essersi alzati dal letto.
  • Non utilizzare il telefono durante il pranzo e la cena. Tutti senza smartphone, e diamo così il buon esempio ai nostri figli.
  • La domenica, detox tecnologico per tutti. Una sfida non da poco, anche per gli adulti.
  • Abbracciamo i nostri figli e rinforzeremo così la relazione manifestando il nostro affetto fisicamente.

Seguendo i consigli sopra elencati, si potrebbe gestire bene lo stato generale ma possiamo anche aiutarci con alcuni rimedi naturali a base di piante medicinali. La fitoterapia può essere infatti un valido aiuto. L’importante è iniziare la terapia con il dovuto anticipo ed in modo continuativo in quanto essendo prodotti naturali, esercitano i loro effetto in modo graduale e nel rispetto dei sitemi biologici dell’organismo.

Memorens® (soluzione orale o compresse) sono integratori alimentari sviluppati per migliorare la memoria e le funzioni cognitive.
Le loro proprietà neuroprotettive e tonico-adattogene aumentano la resistenza dell’organismo in momenti di fatica e debolezza e quando si abbassano i livelli di concentrazione e attenzione.

Ansirens® è stato sviluppato specificatamente per i bisogni di bambini e adolescenti che presentano sintomi d’ansia con o senza manifestazioni somatiche. La sua formulazione gocce permette una maggiore maneggevolezza e azione dei suoi componenti.


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