Fitoterapia

Uso razionale della fitoterapia nella moderna medicina

Prof. Marco Biagi
U. O. di Biologia Farmaceutica – Dip. di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Università degli Studi di Siena

La fitoterapia è definita ufficialmente da Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) come disciplina medica che utilizza piante medicinali e loro preparazioni a scopo terapeutico: nessuna distinzione in seno alla medicina ufficiale, solo la particolarità dell’utilizzo di un “fitocomplesso” invece di un farmaco monomolecolare (Biagi et al., 2016).

Da sempre le piante hanno costituito per l’uomo la principale risorsa terapeutica, in virtù della loro ricchezza in principi biologicamente attivi e i programmi di screening farmacologico vengono condotti utilizzando sempre più spesso i substrati vegetali (Giachetti e Monti, 2005).

In questo contesto non è raro che un estratto o una preparazione di una pianta medicinale possieda caratteristiche farmacologiche complessive che differiscono da quelle dei singoli costituenti chimici, ma che si rivelano potenzialmente utili e migliorative in medicina. Da un punto di vista del meccanismo farmacologico, l’azione delle preparazioni vegetali, pur basandosi su meccanismi comuni anche ai farmaci di sintesi, differisce da questi per il fatto di essere essenzialmente polivalente. Come conseguenza, il profilo farmacologico è caratterizzato da una molteplicità di effetti. La presenza contemporanea di numerosi componenti di differente natura chimica influisce sia sull’interazione con i siti d’azione (farmacodinamica) che sull’assorbimento, metabolismo ed eliminazione (farmacocinetica) dei principi attivi, modulandone quindi gli effetti. Questo concetto è alla base della fitoterapia e del prodotto fitoterapico. La peculiarità del fitocomplesso rispetto al composto isolato e purificato risiede quindi proprio nel “gioco di squadra” delle diverse molecole che contiene (Gertsch, 2011).

Le indicazioni mediche per cui il fitocomplesso e quindi il fitoterapico risultano migliorative rispetto al singolo principio attivo sono molte e ufficialmente riconosciute (www.ema.europa.eu; www.agenziafarmaco.gov.it; www.who.int). È qui il caso di citare ad esempio i prodotti per le problematiche venose, dove solo la contemporanea presenza di molecole ad attività vasoprotettiva, molecole ad azione radical scavenger e molecole ad azione anti-infiammatoria possono produrre un effetto clinico rilevante: fitoterapici come l’estratto secco di ippocastano semi, come la frazione purificata di flavonoidi da Citrus, l’estratto secco di centella asiatica parti aeree, l’estratto secco di mirtillo nero frutti sono prodotti di riferimento per l’intera classe medica, non solo per coloro che si interessano di fitoterapia. Lo stesso può dirsi per prodotti per prodotti per l’epatoprotezione come cardo mariano frutti o carciofo foglie o capolini, prodotti per la riparazione cutanea o prodotti la regolarità intestinale che vanno dal complesso di fibre vegetali di alcune piante medicinali ad estratti contenenti glicosidi antrachinonici per la stipsi occasionale. In alcuni casi i fitoterapici hanno invece un’indicazione condivisa da altri farmaci monomolecolari di uso consolidato, ma rappresentano semplicemente una classe di principi attivi diversa con un meccanismo d’azione diverso, ma noto e ben studiato clinicamente: è questo il caso di prodotti vegetali ad azione immunomodulante come le specie di echinacea usate in fitoterapia (E. purpurea, E. angustifolia, E. pallida) o pelargonio radici, oppure prodotti vegetali per l’ansia e l’insonnia come valeriana radici, passiflora parti aeree, melissa foglie, solo per citare le principali specie; ancora, in questo contesto possiamo citare il cranberry frutti per la prevenzione delle recidive delle infezioni urinarie o molti oli essenziali ad azione espettorante e balsamica. Per inquadrare al meglio il ruolo della fitoterapia nella moderna medicina basata sui riscontri clinici di efficacia va sottolineato più e più volte poi che alcune indicazioni terapeutiche sono esclusive di fitoterapici: gli adattogeni sono fitocomplessi capaci di modulare a livello centrale l’asse ipotalamo-adenoipofisi-surrene e regolano i livelli di cortisolo permettendo così una migliore risposta allo stress psicofisico. I più noti adattogeni sono rodiola e ginseng radici, ma altre piante medicinali promettenti stanno emergendo per la loro efficacia anti-stress.

Niente di più sbagliato nel dire che un fitoterapico è sempre sicuro e privo di effetti collaterali, ma è vero che i prodotti vegetali che sono stati sviluppati e sono usati attualmente sono generalmente ben tollerati e, possiamo dirlo, utilizzabili razionalmente anche nei pazienti “fragili” come bambini e anziani.

Nonostante tutto questo razionale scientifico e l’uso clinico consolidato della fitoterapia a livello mondiale, da una recente indagine condotta dalla Società Italiana di Fitoterapia emerge che non solo i consumatori, ma anche una buona parte di professionisti in ambito sanitario, al quesito su cosa si intenda con fitoterapia, rispondono che è l’alternativa naturale e sicura ai farmaci di sintesi; non raramente la fitoterapia è confusa con l’omeopatia, più spesso assimilata alla naturopatia (Petruccelli, 2019).

La confusione che si ingenera parlando di fitoterapia deriva dalla non omogeneità dei prodotti vegetali che vengono commercializzati e utilizzati per la salute nel nostro paese (Biagi et al., 2016).

Un fitoterapico è per definizione un farmaco propriamente detto, ufficialmente riportato nelle diverse Farmacopee mondiali o in testi di riferimento come quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO Monographs) e registrato secondo la normativa 2001/83/CE o 2004/24/CE.
Tuttavia, anche se impropriamente, oggi in Italia si tende a usare il termine fitoterapico anche per tutti gli altri prodotti vegetali non farmaci, usati comunque per il mantenimento della salute e prevenzione delle malattie, in primis gli integratori alimentari contenenti estratti o altre preparazioni vegetali.
Gli integratori alimentari nel nostro paese sono i prodotti normati dalla Direttiva 2002/46/CE e la sua attuazione, il Decreto Legislativo 169/2004. Gli integratori alimentari sono così definiti: “…fonte concentrata di sostanze nutritive o altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico” siano essi monocomposti o pluricomposti (www.salute.gov.it). La stessa direttiva 2002/46/CE chiarisce quali sono le sostanze nutritive e altre sostanze che possono rientrare nella composizione di un integratore: vitamine, minerali, ma non solo, anche amminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale.

Le sostanze vegetali ammesse nell’integrazione alimentare sono quelle elencate nell’allegato 1 del DM del 26/07/2019. Il Decreto riporta anche le avvertenze per alcune sostanze e l’eventuale claim salutistico associato approvato dal Ministero della Salute.

I prodotti vegetali nel nostro paese hanno quindi la possibilità di essere utilizzati in diversi ambiti e rappresentano un presidio fondamentale per la salute. Il farmaco vegetale è da considerarsi il riferimento a cui riferirsi quando disponibile e trova la sua perfetta collocazione in terapia in tutte le indicazioni in cui trova razionale d’uso; l’integratore alimentare, dal canto suo, può contribuire al mantenimento della salute e a prevenire degenerazioni patologiche, ma può anche trovare applicazione come supporto complementare a trattamenti farmacologici al fine di migliorarne l’efficacia o di diminuirne gli effetti avversi.
Alla base dell’uso efficace e sicuro dei prodotti vegetali c’è il concetto della qualità. I controlli di qualità riguardanti la sicurezza sono obbligatori per tutti i prodotti vegetali utilizzati come farmaci, così come quelli utilizzati come integratori alimentari, in particolare: metalli pesanti come piombo, mercurio e cadmio e arsenico, carica microbica e aflatossine, pesticidi, solventi residui e radioattività (Farmacopea Ufficiale Italiana XII ed.). Diversamente, i controlli di qualità relativi all’efficacia cambiano molto tra il mondo farmaceutico e quello dell’integrazione alimentare; i farmaci vegetali sono prodotti seguendo le norme di buona preparazione farmaceutiche e hanno rigorosi controlli fitochimici, mentre nel settore dell’integrazione alimentare la quantificazione dei “marker” chimici, cioè la titolazione degli estratti, non è ancora obbligatoria (tranne nel caso di limiti di assunzione giornalieri prestabiliti, ad esempio ipericina o sinefrina o isoflavoni da soia), ma fornisce una prima fondamentale distinzione tra i prodotti in commercio. La titolazione dei costituenti di un estratto permette prima di tutto di ottenere la riproducibilità dell’effetto biologico, alla base dell’efficacia e della sicurezza.

La fitoterapia può essere utilizzata al meglio solo dal medico, dal farmacista e dalle altre figure professionali operanti nel settore quando specificatamente formati nel settore, meglio se attraverso canali ufficiali universitari. Questo vale particolarmente quando si ha a che fare con prodotti destinati ai più piccoli. In pediatria è fondamentale prendere atto della complessità della fitoterapia e della difficoltà di utilizzare bene e razionalmente i fitoterapici, ma anche avere chiare le potenzialità terapeutiche e salutistiche che offrono i prodotti vegetali.

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