di Gioele Cedro e Sharon Puccio
Psicologi ad intervento breve formati in Terapia a Seduta Singola
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Come rivela la logopedista Rossella Grenci nel suo libro Le aquile sono nate per volare:
“Ci sono bambini che possono avere difficoltà nella lettura, nell’ortografia, nel fare i calcoli o ricordare a memoria le tabelline, oppure nelle cose più banali, come leggere l’orologio o allacciarsi le scarpe.
È per questo che spesso vengono etichettati come svogliati, pigri o poco intelligenti. Invece hanno solo la dislessia: la dislessia è un diverso tipo di apprendimento.”
Quello che ci sorprende di più quando sentiamo parlare, per la prima volta, di bambini dislessici è sicuramente il fatto che oltre alle tante difficoltà scolastiche e quotidiane hanno delle grandi capacità cognitive.
La maggior parte di loro è molto creativa e riesce a cavarsela in svariate situazioni facendo affidamento su competenze cognitive, sull’inventiva e sull’immaginazione. Trovano delle strade alternative per fare quello che gli altri fanno seguendo le strade convenzionali. Sin dalla scuola primaria sviluppano dei metodi creativi per fronteggiare le prime sfide come la lettura, la scrittura o la memorizzazione di tabelline.
Per questo motivo è molto difficile individuare un bambino dislessico. Proprio perché è possibile che durante lo studio scolastico abbia inventato delle tecniche alternative di apprendimento con cui, apparentemente, riesce a leggere, scrivere e far di conto come gli altri bambini. In realtà, avendo difficoltà nella codifica delle lettere e dei numeri, deve mettere in campo molta energia e tempo per ottenere un risultato sufficiente.
Se il bambino con DSA viene individuato e diagnosticato può essere aiutato e supportato con una serie di strumenti e tecniche. Per aiutarlo al meglio bisogna individuare dei segnali precoci nella fase pre-scolare che ci permettono di intervenire e dare un supporto adeguato al bambino che dovrà interfacciarsi con la scuola e attività quotidiane.
Bisogna osservare molto attentamente il bambino e notare come si esprime, come parla, come identifica lettere e suoni, come disegna e come codifica i suoni nell’ambiente.
Riuscendo a cogliere questi segni precoci si può intervenire e fornire subito sostegno al bambino attraverso strumenti compensativi. Una delle cose da fare se si sospetta una dislessia è la supervisione di un professionista. Il professionista può essere uno psicologo o un neuropsichiatra infantile che sottoporrà il bambino a dei test e delle prove, appositamente formulati, che permetteranno di fare una diagnosi in linea con le competenze del bambino. La diagnosi potrà essere eseguita se verranno soddisfatti i cosiddetti criteri diagnostici.
La dislessia, secondo la comunità scientifica, è parte dei disturbi specifici dell’apprendimento.
Il disturbo specifico dell’apprendimento comprende una serie di ostacoli che la persona incontra nel processo di lettura, scrittura e calcolo. Si parla di dislessia nel caso di difficoltà nella lettura, discalculia nel caso di difficoltà di calcolo, disortografia e disgrafia nel caso di difficoltà nella scrittura.
La comunità scientifica ha deciso di racchiudere tutte queste criticità all’interno di una sola categoria: Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA).
La categoria diagnostica è riconosciuta a livello mondiale e difatti compare nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-5).
Il DSM-5 elenca una serie di criteri diagnostici, comportamenti e sintomi, che conducono ad una diagnosi di Disturbo specifico dell’apprendimento.
Il primo criterio diagnostico è la presenza di difficoltà nel processo di apprendimento e nell’uso di abilità scolastiche. Se il bambino ha problemi a riconoscere le parole e a comprendere il significato di ciò che legge probabilmente si deve iniziare ad indagare meglio e studiare il problema.
Il secondo criterio diagnostico è il livello di compromissione del rendimento scolastico o lavorativo, o delle attività della vita quotidiana. Le difficoltà di apprendimento, di solito, iniziano durante la scuola primaria.
Infine, l’ultimo criterio viene soddisfatto se le difficoltà di apprendimento non sono giustificate da altre cause: disabilità intellettive, difficoltà visive e uditive o disturbi mentali o neurologici, difficoltà psicosociali o mancata conoscenza della lingua dell’istruzione scolastica, o istruzione scolastica inadeguata.
Per primo bisogna attivare degli strumenti compensativi che permetteranno al bambino di interfacciarsi Al meglio con i compiti quotidiani e scolastici.
Uno degli strumenti compensativi che in questo periodo sta prendendo piede è il PC con annessi software che permettono al bambino di imparare in modo alternativo.
I software compensativi sono utili soprattutto nella fase di apprendimento, che risulta la più complessa. Il bambino può apprendere tramite delle mappe multimediali dove può inserire figure, suoni o video che richiamano il concetto che deve acquisire. Per il bambino sarà più semplice comprendere e apprendere un brano di storia o un saggio breve se oltre alle parole potrà associare delle immagini, suoni o brevi video. Finora il metodo che si è rivelato più utile nell’apprendimento per bambini con DSA è l’associazione del testo scritto a figure, spiegazione vocale e mappe che permettono al bambino di imparare e poi memorizzare.
Bisogna tenere in considerazione che gli strumenti compensativi durante il processo di apprendimento non bastano da soli, bisogna anche supportare la memorizzazione di nuovi concetti.
L’apprendimento e la memorizzazione viaggiano insieme e se uno viene meno anche l’altro subirà dei rallentamenti. Aiutare un bambino ad apprendere e imparare non è sufficiente perché bisogna anche permettergli di ricordare ciò che studia. La memoria è fondamentale nei processi di comprensione e apprendimento. Nel caso di bambini con disturbo specifico dell’apprendimento dare un supporto alimentare è vitale.
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Referenze
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